Visualizzazione post con etichetta Tenersi informati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tenersi informati. Mostra tutti i post

domenica 6 marzo 2016

Il peperoncino


Frutto di piante originarie delle regioni tropicali e subtropicali, il peperoncino appartiene alla grande famiglia delle Solanacee, che comprende la melanzana, l’alchechengio, la patata e il pomodoro. Fu tra le prime piante a essere coltivate in Sudamerica 7.000 anni fa e, verso la fine del XV secolo, arrivò in Europa in seguito ai viaggi di Cristoforo Colombo verso la scoperta di una terra oltreoceano.
Il peperoncino, Caspicum spp, è un baccello più o meno carnoso che racchiude numerosi semi. Cresce su una pianta che può raggiungere l’altezza di 1,5 m. Esistono una decina di specie diverse di peperoncino (Capsicum frutescens, Capsicum pubescens, Capsicumbaccatum, Capsicum annuum, etc) differenti per dimensione, forma, colore e sapore, due delle quali sono molto utilizzate nella cucina occidentale: la specie annuum e la specie frutescens.
Il suo nome scientifico deriva, secondo alcuni, dal latino “caspa”, che significa “scatola”, utilizzato per indicare la particolare forma del frutto simile ad una “scatola contenente semi”; altri pensano che derivi dal greco “kapto”, ovvero “mordere”, in relazione al tipico gusto piccante che “morde il palato”.

lunedì 26 gennaio 2015

La melissa


  Flick – foto di jacilluch - Flor de melisa * Melissa officinalis
La melissa è una pianta erbacea originaria dell’Europa meridionale, è imparentata con la menta e come questa cresce facilmente. Coltivata dai Romani oltre 2000 anni fa, oggi è diffusa in tutta l’Europa meridionale, in Germania e in Asia occidentale. In Italia si può trovare lungo le siepi e nelle zone ombrose. È nota per le sue proprietà medicamentose ed è molto apprezzata anche come erba aromatica.
La parola “melissa” deriva dal greco, “mellissophyllon, che significa “foglia delle api”, perché la pianta attira questi insetti; è antichissima la pratica di strofinare le arnie (ricovero naturale dove vive la colonia delle api domestiche, di struttura molto simile all’alveare) con la melissa per impedire alle api di sciamare.


giovedì 11 dicembre 2014

Focus sulla prima colazione, prevenzione e miglioramento dello stato di nutrizione

di Pierluigi Pecoraro, Ordine Nazionale Biologi - ASL Napili 3 sud e Francesca Bianco, Dipartimento di Biologia università di Napoli - studioSANA.

Introduzione
Nutrizionisti, esperti di alimentazione, ricercatori e comitati scientifici, concordano da molto tempo sull'importanza di iniziare bene le nostre giornate, con una sana, adeguata e varia prima colazione.
Il messaggio rivolto agli esperti a tutte le fasce della popolazione, è quello di non trascurare mai il momento della giornata che riguarda la prima colazione, il pasto della giornata che dovrebbe fornire circa il 20% dell'energia giornaliera.
L’abitudine a consumare regolarmente la prima colazione si ricollega, infatti, ad un migliore stato di nutrizione e di benessere a tutte le età: lo dimostra un numero crescente di evidenze scientifiche che, raccolte in differenti Paesi del mondo e nell’ambito di stili alimentari molto diversi tra loro.
Al termine del periodo di digiuno notturno, la prima colazione ha innanzitutto il compito di fornire l’energia necessaria per affrontare le attività della mattina e, più in generale, della giornata.
Un effetto dell’eliminazione della prima colazione è il peggioramento della performance nelle prime ore della giornata stessa, che in particolare nei bambini si manifesta con una minore capacità di concentrazione e di resistenza durante l’esercizio fisico (Cueto, 2001; Vermorel et al., 2003; Fanjiang & Kleinman, 2007).
Una prima colazione adeguata è, invece, associata ad un miglioramento della capacità di memorizzazione, del livello di attenzione, della capacità di risoluzione di problemi matematici e della comprensione durante la lettura e l’ascolto; il miglioramento di tali parametri di performance non interessa solo il periodo immediatamente successivo all’assunzione della colazione, ma si estende alle ore successive e si osserva nei bambini e negli adulti (Bellisle, 2004; Mahoney et al., 2005; Rampersound, 2005; Benton e Parker, 1998; Smith, 1999).

venerdì 19 settembre 2014

Obbligatorietà delle dichiarazioni Nutrizionali nelle etichette dei prodotti alimentari

(....)

L'etichettatura Nutrizionale (detta anche dichiarazione Nutrizionale: comunicazione relativa ai nutrienti presenti nell'alimento - grassi, carboidrati, proteine, fibre, sali e vitamine - e al valore energetivo di questo) da riportare nelle confezioni/imballaggi degli alimenti è facoltativa e diventerà obbligatoria da dicembre 2014, come disciplinato dal Regolamento CE 1168/2011 il quale recita 

"...l'etichettatura degli alimenti...si applica a tutti gli alimenti destinati al consumatore finale, compresi quelli forniti dalle collettività e a quelli destinati alla fornitura delle collettività...si applica ai servizi di ristorazione forniti da imprese di trasporto quando il luogo di partenza si trovi nel territorio di Stati membri cui si applica il trattato...".

Tenendo conto che con la voce "collettività" la norma raffigura strutture come mense (scolastiche, militari, industriali ecc.), ristoranti-pizzerie, ospedali, catering e altre attività nelle quali si preparano alimenti da destinarsi al consumatore finale.
Quindi appare chiaro che in un futuro vicino l'etichettatura degli alimenti si allargherà oltre le attuali frontiere dei soli prodotti confezionati e quindi di tipo industriali,
Va precisato che la stessa norma elenca un numero consistente di prodotti alimentare esclusi dall'etichettatura nutrizionale (acque destinate al consumo umano, spezie, tè, aromi, gomme da masticare ecc.).
Attualmente la Dichiarazione Nutrizionale risulta obbligatoria principalmente nei casi previsti dalla normativa verticale (es. negli integratori alimentari), nel caso in cui il prodotto alimentare riporti l'aggiunta di specifici ingredienti (es. vitamine), qualora riporti termini tipo "extra-light" e in altre specifiche circostanze.
Per una migliore comprensione dell'evoluzione che a breve subirà l'etichettatura degli alimenti si consiglia vivamente la lettira del Regolamento sopra citato.

Articolo di Luciano O. Atzori, Consigliere e Segretario dell'Ordine NAzionale dei Biologi. Coordinatore della Commissione permanente di Studio dell'ONB "Igiene, Sicurezza e Qualità". Delegato nazionale per l'Igiene, la Sicurezza e la Qualità. Esperto di Sicurezza degli alimenti.
Biologi Italiani, Anno XLIV - n° 5, Maggio 2014.

mercoledì 17 settembre 2014

Sapete cos'è la DISFAGIA?


La deglutizione è un atto fisiologico articolato che consente la progressione del bolo alimentare (la prima tappa del processo digestivo, formato da cibo triturato, sminuzzato e impastato con saliva) dalla cavità orale allo stomaco. È una funzione molto complessa che necessita di coordinazione nella muscolatura orofaringea, laringea ed esofagea.
In generale, la deglutizione può essere divisa in: una fase volontaria, che inizia il processo stesso; una fase faringea, involontaria, ed è costituita dal passaggio del cibo attraverso la faringe verso l'esofago; e una fase esofagea, anch'essa involontaria, nella quale il cibo transita nell'esofago per essere trasportato nello stomaco.

L’alterata deglutizione è un problema particolarmente rilevante e comune, da un punto di vista clinico, in quanto sintomo di numerose patologie, soprattutto di tipo vascolare (come ictus, vasculopatia celebrale nell’anziano) e neurologiche (come la malattia di Parkinson, SLA, sclerosi multipla) e neoplasie del collo (dell’esofago o della trachea).
Tale patologia viene chiamata disfagia, termine che proviene dal greco e significa appunto “difficoltà a deglutire”.
La disfagia è un sintomo molto grave se si tiene conto anche della speranza e qualità di vita del paziente oltre che, ma non meno importanti, degli impatti nutrizionali che causa. (1)

La disfagia può complire indistintamente ognuna delle fasi della deglutizione ma, sostanzialmente possiamo distinguerla in due diversi tipi:
-       disfagia orofaringea,
-       disfagia esofagea. (2)

La disfagia orofaringea è caratterizzata dalla difficoltà nel trasferimento sicuro di un bolo alimentare liquido o solido dalla bocca all'esofago, spesso si verifica in pazienti che hanno avuto un danno neurologico acuto a seguito di ictus o di trauma cranico, o in quelli con malattia neurologica progressiva come la sclerosi laterale amiotrofica o morbo di Parkinson.(2) Uno studio molto recente ha scoperto che la metà dei pazienti con ictus acuto soffre di disfagia(3).
La disfagia esofagea è, invece, caratterizzata da difficoltà nel passaggio degli alimenti lungo l'esofago. È comune nei pazienti con un disturbo della motilità esofagea, oppure con anomalie dello sfintere esofageo (superiore e/o inferiore).(2)

venerdì 5 settembre 2014

I semi della salute!


Il Lino (Linum usitatissimum L.) ha avuto origine probabilmente nelle zone comprese tra il Golfo Persico, mar Caspio e il Mar Nero, successivamente importato in Europa settentrionale. La sua coltura risale sia in Europa che in Egitto ad almeno cinquemila anni fa. Nel Medioevo il lino era ampiamente coltivato in tutto il continente europeo e solo nel Settecento ebbe inizio il suo declino, dovuto soprattutto alla maggior coltivazione di altre piante da fibra e, nel corso del XX secolo, ancor più con l'avvento delle fibre sintetiche.
A livello mondiale, il maggior produttore di semi di lino è il Canada, seguito da Argentina, India, Cina e Nuova Zelanda. In Europa viene coltivato in Francia, Gran Bretagna e Belgio. La coltura del lino da fibra è diffusa in alcuni Stati dell'Ex-Unione Sovietica e Cina; in Europa, in Romania, Polonia, Francia, Olanda e Belgio. Pochissima la produzione italiana.
Il lino appartiene alla famiglia delle Linaceae e la specie Linum usitatissimum L. comprende numerose forme e i tipi coltivati sono distinti in due grandi gruppi:
  • Lino da fibra: comprende le forme a taglia alta, stelo elastico, fibre lunghe e duttili, infiorescenza ridotte, fiori piccoli azzurri o a volte bianchi, semi piccoli e bruni; queste forme prediligono ambienti costieri, freschi, senza forti escursioni termiche; 
  • Lino da olio: comprende forme a taglia ridotta, a portamento rigido, con steli brevi e robusti, ramificati alla base, con fibre corte e grossolane, infiorescenze molto sviluppate, fiori azzurri e a volte violacei, con semi più grandi, bruni o tendenti al rossastro; prediligono ambienti caldi e assolati.

mercoledì 16 luglio 2014

Una spezia singolare....la curcuma!


Il composto curcumino, comunemente chiamato anche curcumina o cumino, è contenuto nella cosiddetta Curcuma, che è il rizoma di una Zimberacea: la Curcuma Longa detta anche Curcuma domestica Valeton.

Tale composto sta assumendo crescente interesse come protettivo della salute, in particolare come anti-infiammatorio[1] e anti-tumorale[2], sulla base di recenti indagini epidemiologiche che indicano un tasso molto ridotto d’insorgenza di tumori in zone geografiche dove si fa molto uso di curcuma nell’alimentazione (in particolare l’India). Le osservazioni sembrano trovare ulteriore conferma in studi clinici inerenti l’effetto antinfiammatorio della molecola di curcumino.


lunedì 16 giugno 2014

La dieta mediterranea


La dieta mediterranea è un modello di nutrizione di tipo tradizionale ormai divenuto un vero è proprio stile di vita, che permette di vivere in salute grazie alla alimentazione, inaugurando, per la prima volta in campo medico-biologico la connessione esistente tra lo stato di malattia e il modello di alimentazione perseguito.
Negli anni 50 il biologo Ancel Keys, il primo nutrizionista americano, si accorse che le popolazioni del bacino mediterraneo possedevano un’ottima salute e un basso tasso di malattie cardiovascolari e di tumori. Da lì iniziarono una serie di studi per verificare l’ipotesi che la dieta mediterranea fosse in grado di aumentare la longevità di chi la seguiva. Studi che confermarono, senza dubbio alcuno, tale sua intuizione. 

lunedì 9 giugno 2014

L'alimentazione in gravidanza

La gravidanza è, per ogni donna, un evento speciale. Diventare mamma è un’esperienza emozionale, fisica e mentale, forte e meravigliosa. In questo periodo, però, la mamma non deve dimenticare di prestare particolarmente attenzione alla sua alimentazione.

L’alimentazione in gravidanza, infatti, riveste una notevole importanza nella riduzione dei rischi per la madre e il bambino. Il lieve incremento del fabbisogno energetico durante la gravidanza (circa 300 kcal) non deve far dimenticare l'importanza di mantenere un adeguato equilibrio tra proteine, carboidrati e grassi come del resto sarebbe sempre giusto fare in ogni fase della vita.
Le proteine, contenute principalmente in cibi come le carni, il pesce, le uova, i legumi e i formaggi, devono contribuire al 15-17% circa del fabbisogno energetico.
I carboidrati vanno assunti principalmente sotto forma di zuccheri complessi e non di zuccheri semplici. Questo significa che vanno privilegiati i cibi quali pane, pasta, riso e polenta anziché dolci, dolciumi e bevande dolcificate.
I grassi sono anch'essi indispensabili perché forniscono costituenti molecolari fondamentali di tutte le cellule corporee e devono contribuire al 30% circa del fabbisogno energetico, tenendo presente che una rilevante parte di essi sono già contenuti  in quegli stessi cibi che abbiamo nominato in precedenza perché fornitori anche di proteine. Occorre tuttavia sottolineare che, non solo in gravidanza, i grassi derivati dalle carni e dai formaggi fanno aumentare notevolmente (in quanto dotati di legami chimici saturi) la concentrazione di colesterolo nel sangue più dei grassi derivati dal pesce e dai vegetali. Sono per la verità anch'essi importanti ed è corretto assumerne una certa quota, ma bisogna comunque cercare di preferire una maggior quantità (chimicamente insaturi) di origine vegetale o di pesce.

lunedì 26 maggio 2014

Il caffè


Il caffè è onnipresente nei nostri momenti di relax e di lavoro. C'è chi lo prende amaro per fare l'intenditore, o macchiato e con molto zucchero se ha voglia di un po' di dolcezza, ma dietro la tazzina si nasconde una tradizione e un rito che si perdono nella notte dei tempi.
La storia del caffè è davvero lunga. Si parla di un cammino iniziato intorno al 900-1000 d.C. che continua ancora oggi con il caffè divenutofenomeno di costume, simbolo della socialità ebevanda che desta un grande interesse scientifico. Il caffè è giunto fino a noi seguendo le rotte dellenavi, quelle stesse rotte che hanno portato inEuropa tanti altri prodotti e cibi sconosciuti e comesempre succede in questi casi, la tradizionepopolare e le leggende s’intrecciano con la realtànarrando storie più o meno veritiere intorno alle origini ed alla diffusione di questa bevanda.

mercoledì 14 maggio 2014

La giusta strada per una buona salute è mangiare sano ed equilibrato

Questi consigli vogliono essere una guida di rieducazione alimentare, con lo scopo di dare la conoscenza per il benessere derivato da una giusta alimentazione.
Le regole principali di una sana ed equilibrata alimentazione sono le seguenti:
  1. Più varietà;
  2. Più frutta e verdura, dando più attenzione alla stagionalità dei prodotti;
  3. Più acqua;
  4. Meno grassi;
  5. Una vita meno sedentaria;
  6. Più attenzione alle porzioni;

giovedì 8 maggio 2014

L'antica arte della medicina erboristica

Nel mondo sono cresciute diverse tradizioni erboristiche, ognuna delle quali ha realizzato una propria teoria anche in base alle credenze religiose e culturali del luogo. La medicina erboristica è stata nel passato largamente utilizzata dalle popolazioni per la lotta quotidiana alla sopravvivenza. Spesso l’utilizzo delle piante medicinali erano collegate alla semplice alimentazione, coniugando la soddisfazione alimentare con quella salutare, meno scientificamente conosciuta.