Frutto di piante originarie delle regioni
tropicali e subtropicali, il peperoncino appartiene alla grande famiglia delle
Solanacee, che comprende la melanzana, l’alchechengio, la patata e il pomodoro.
Fu tra le prime piante a essere coltivate in Sudamerica 7.000 anni fa e, verso
la fine del XV secolo, arrivò in Europa in seguito ai viaggi di Cristoforo
Colombo verso la scoperta di una terra oltreoceano.
Il peperoncino, Caspicum spp, è un baccello più o meno carnoso che racchiude numerosi
semi. Cresce su una pianta che può raggiungere l’altezza di 1,5 m. Esistono una
decina di specie diverse di peperoncino (Capsicum
frutescens, Capsicum pubescens, Capsicumbaccatum, Capsicum annuum, etc) differenti
per dimensione, forma, colore e sapore, due delle quali sono molto utilizzate
nella cucina occidentale: la specie annuum
e la specie frutescens.
Il suo nome scientifico deriva, secondo
alcuni, dal latino “caspa”, che
significa “scatola”, utilizzato per
indicare la particolare forma del frutto simile ad una “scatola contenente
semi”; altri pensano che derivi dal greco “kapto”,
ovvero “mordere”, in relazione al
tipico gusto piccante che “morde il palato”.
I peperoncini erano e lo sono tutt’ora,
molto utilizzati per le proprietà officinali, come condimento e come ortaggio. Viene
spesso essiccato, marinato, sott’olio o cotto. Insaporisce una grande varietà
di preparazioni ed entra nella composizione di numerosi condimenti. In Italia è
alla base di preparazioni regionali provenienti dalla Calabria (come per
esempio la ‘nduja calabrese).
Oltre alle più disparate applicazioni in
cucina, il peperoncino è, soprattutto negli ultimi anni, protagonista anche
nella ricerca scientifica. L’attenzione verso questa pianta da parte degli scienziati
è dovuta alle sue proprietà benefiche, tra cui possiamo trovare l’attività
antiossidante, antimicrobica, antinfiammatoria, cardio-protettiva e
anticancerogena.
Questi requisiti funzionali sono strettamente
legati alla composizione chimica dello stesso. Il principio che rende il frutto
del peperoncino piccante è la Capsaicina, un alcaloide così
potente da essere ancora rintracciabile in dosi di 1 grammo diluito in 10.000
litri d’acqua. Questa sostanza ha proprietà antiossidanti e antibatteriche. La
sensazione piccante viene percepita come bruciore ed è dovuta all’interazione
tra la capsaicina e i recettori della bocca, con conseguente invio al cervello
di un segnale di allarme.
La capsaicina non è idrosolubile: se non
si è abituati al consumo del peperoncino la sensazione di bruciore alla bocca
non si allevia tramite l’ingestione di acqua ma può essere utile ingerire un
pezzo di pane, bere del latte oppure assumere dell’olio.
Grazie alla sua composizione
bromatologica, il peperoncino diventa una spezia davvero eccezionale: oltre ad
essere ipocalorico è ricco di vitamine, soprattutto A, C, E, PP e sali
minerali.
Composizione bromatologica:
peperoncino piccante
Parte edibile (%):
|
89
|
Acqua (g):
|
87.8
|
Proteine (g):
|
1.8
|
Lipidi(g):
|
0.5
|
Colesterolo (mg):
|
0
|
Carboidrati disponibili
(g):
|
3.8
|
Amido (g):
|
2.1
|
Zuccheri solubili (g):
|
1.5
|
Energia (kcal):
|
26
|
Energia (kJ):
|
109
|
Sodio (mg):
|
7
|
Potassio (mg):
|
230
|
Ferro (mg):
|
0.5
|
Calcio (mg):
|
18
|
Fosforo (mg):
|
18
|
Tiamina (mg):
|
0.09
|
Riboflavina (mg):
|
0.23
|
Niacina (mg):
|
3
|
Vitamina A retinolo eq.
(µg):
|
824
|
Vitamina C (mg):
|
229
|
Tabelle di composizione
degli alimenti http://nut.entecra.it
L’attività
antimicrobica del
peperoncino è da riferirsi soprattutto contro alcuni microrganismi, come il
Proteus mirabilis, la Pseudomonas aeruginosa, lo Staphylococcus aureus ed
Escherichia Coli. I peptidi antimicrobici isolati del peperoncino in numerosi
studi hanno valutato anche un’importante azione contro alcuni lieviti e funghi.
Il contenuto di vitamina C gli conferisce
una attività antiossidante e immunostimolante: molto utile risulta
essere il suo uso in caso di raffreddore, sinusiti e bronchiti. Questa attività
antiossidante è mediata anche dalla vitamina A e dai carotenoidi in essa
contenuta; questi contribuiscono a combattere i radicali liberi e i processi di
invecchiamento cellulare.
L’attività antiossidante del peperoncino
è direttamente proporzionale al grado di maturazione del frutto e dal colore
del peperoncino: quello verde, per esempio, ha una minore concentrazione di
caroteniodi, composti fenolici, flavonoidi e acido ascorbico rispetto al
peperoncino classico rosso, che ne aumenta la sua concentrazione più il frutto
è maturo.
La sua proprietà cardio-protettiva è da riferisci alla prevenzione
dell’infarto e delle malattie cardiovascolari. il peperoncino, infatti, agisce
da vasodilatatore aiutando il lavoro delle arterie, dei capillari e del cuore;
inoltre, grazie agli acidi grassi polinsaturi contenuti nei semi contribuisce a
diminuire i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue.
La capsaicina, la vitamina PP e la
vitamina E contenute nel frutto del peperoncino migliorano la circolazione
sanguigna e agiscono da antiaggregante, conferiscono elasticità ai capillare e
migliorano l’ossigenazione del sangue. Inoltre, essendo una spezia molto
utilizzata, consente un importante risparmio dell’utilizzo del sale a tavola:
infatti, un piccolo uso di peperoncino può insaporire i piatti più vari, con
notevoli benefici, non solo per coloro che devono ridurre il sale a tavola per
un problema ipertensivo, ma anche per tutti noi, in quanto l’aggiunta di sale a
tavola supera il fabbisogno giornaliero di sodio definito dai LARN (Livelli di
Assunzione Raccomandati dei Nutrienti). La capsaicina è utile anche nei
soggetti diabetici poiché abbassa la glicemia migliorando l’azione dell’insulina.
Numerosi studi hanno valutato una
possibile proprietà anticangerogena in vitro su numerosi organi come prostata, stomaco, polmone e
fegato. Infatti, la capsaicina è un fitochimico che reprime la crescita di
varie linee cellulari immortalizzate o maligne attraverso l’induzione di
apoptosi o morte cellulare programmata.
La capsaicina favorisce, inoltre, la digestione, aumenta la secrezione acida
gastrica e protegge lo stomaco aumentando la produzione di muco. Questi
risultati, derivati da numerosi dati epidemiologici e clinici, suggeriscono
un’importante correlazione tra l’ingestione del peperoncino e un effetto
benefico sull’ulcera peptidica.
Infine, la vitamina E presente nel
peperoncino agisce sul trofismo degli spermatozoi mentre a livello intestinale
libera il peptide intestinale vasoattivo (VIP) la quale provoca vasodilatazione
e aumento della circolazione sanguigna a livello periferico. Questa sostanza
applicata a livello locale determina una liberazione di ossido nitrico (NO), questo
effetto normalmente accade a livello periferico dopo assunzione di farmaci per
la disfunzione erettile. Tuttavia, non esiste al momento una valida conferma
scientifica che metta in relazione peperoncino ed eros.
Al momento non ci sono controindicazioni
significative all’uso di peperoncino, piuttosto delle limitazioni, soprattutto
in presenza di acidità di stomaco, ulcera e intestino irritato.
Bibliografia
- M. Trecroci. Peperoncino: una spezia tutta da scoprire! Parte I e Parte II. La scuola di Ancel. www.lascuoladiancel.it.
- Farhan A. Khan, Tariq Mahmood, Muhammad Ali, Abdul Saeed & Aneela Maalik. Pharmacological importance of an ethnobotanical plant: Capsicum annuum L. Natural Product Research: Formerly Natural Product Letters. 2014; 28(16).
- María del Rocío Gómez-García and Neftalí Ochoa-Alejo. Biochemistry and Molecular Biology of Carotenoid Biosynthesis in Chili Peppers (Capsicum spp.). Int J Mol Sci. 2013; 14(9):19025–19053.
- AA Oyagbemi, AB Saba, OI Azeez. Capsaicin: A novel chemopreventive molecule and its underlying molecular mechanisms of action. Indian J Cancer. 2010; 47(1):53-8.

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