Nel blog di NutriMe potete trovare questo mio articolo.
I lipidi, detti
comunemente grassi, sono indispensabili per la sopravvivenza e per il
mantenimento di un buono stato di salute. Possono essere di origine animale
(carne, latticini, uova) e di origine vegetale (oli, margarine).
Costituiscono la più
grande fonte energetica alimentare, apportano infatti 9 kcal/g. Sono formati da
carbonio, idrogeno e ossigeno (come i carboidrati) ma il rapporto tra idrogeno
e ossigeno è molto più alto. Questa caratteristica li rende più energetici dei
glucidi ma ne riduce il rendimento energetico a parità di ossigeno consumato.
I
lipidi sono presenti nell’organismo in varie forme: i fosfolipidi, i
glicolipidi, i trigliceridi, le lipoproteine; ricoprono numerosissime funzioni
in quanto non solo sono una fonte concentrata
di energia ma veicolano
le vitamine liposolubili, apportano
gli acidi grassi essenziali, rendono
i cibi più appetibili (il sapore degli alimenti è legato alla presenza dei
grassi, per questo motivo una dieta povera di lipidi è generalmente difficile
da seguire), agiscono sulla sazietà a lungo termine ritardando
l'insorgenza della fame e, non di minore importanza, sono la materia prima per la formazione delle membrane cellulari.
In circa il 90-98% dei casi, i lipidi introdotti con
l'alimentazione sono rappresentati dai trigliceridi, formati dall'unione di una
molecola di glicerolo con
tre acidi grassi. Questi ultimi si differenziano in saturi ed insaturi, in
base alla presenza o meno di doppi legami.
Gli acidi grassi
saturi non hanno doppi legami nella catena carboniosa, alcuni esempi
possono essere l’acido caprilico, l’acido palmitico e l’acido stearico,
contenuti rispettivamente nelle noci di cocco come nel latte materno, nell’
olio di palma e nel lardo.
Gli acidi grassi
insaturi hanno uno o più doppi legami nella catena carboniosa; a loro volta
gli acidi grassi insaturi vengono suddivisi in acidi grassi monoinsaturi se è presente un solo
doppio legame, come l’acido oleico contenuto nell’olio d’oliva, e acidi grassi polinsaturi (PUFA) quando sono presenti
due o più doppi legami nella catena carboniosa, come per esempio l’acido
linoleico e linolenico contenuti in semi, noci e altri cibi vegetali, l’acido
arachidonico (AA) e docosaesaenoico (DHA), contenuti in cibi animali.
Per fare un po’ di chiarezza
possiamo classificare i grassi, da un punto di vista salutare, in questo modo:
grassi da evitare/moderare
- grassi idrogenati: sono grassi che
vengono prodotti industrialmente attraverso l’idrogenazione, un processo in cui
l’idrogeno viene aggiunto a un olio vegetale rendendolo saturo, ottenendo un
prodotto con caratteristiche chimico-fisiche utili a livello industriale. I
vantaggi dell’uso di questi grassi sono la solidità, una conservabilità più
lunga (si pensi alla lunga scadenza dei prodotti da forno), un minor costo da
sostenere. Un esempio è la margarina, che viene utilizzata in sostituzione del
burro;
- acidi grassi saturi: contenuti
maggiormente in carni rosse, latte e derivati.
Queste categorie di
grassi sono sconsigliate poiché gli elementi sono legati da un legame semplice
quindi vanno incontro a una più facile ossidazione. Una dieta con un eccesso di
grassi prevalentemente saturi può determinare un’infiammazione bassa e costante
che, a lungo andare, si traduce in quadri patologici come malattie
cardiovascolari, dislipidemie, sindrome metabolica, insulino-resistenza,
diabete.
grassi consigliati
- grassi monoinsaturi: questi grassi si
trovano soprattutto nell’olio di oliva ma anche nelle mandorle, nelle noci
brasiliane, negli anacardi, nell’avocado e in alcuni semi (sesamo). Questa
categoria ha effetti metabolici salutari, come l’abbassamento del colesterolo e
della glicemia.
- acidi grassi polinsaturi omega-6: tra
questi abbiamo l’acido linoleico (contenuto nei semi, noci, cereali e legumi) e
acido arachidonico (contenuto in alimenti di origine animale). Questi acidi
partecipano alla formazione di sostante simili ad ormoni chiamate eicosanoidi. Gli eicosanoidi ottenuti
dagli omega-6 hanno la capacità di aumentare la pressione sanguigna, le reazioni
infiammatorie, l’aggregazione piastrinica, la trombogenesi, il vasospasmo, le
reazioni allergiche e la proliferazione cellulare.
- acidi grassi polinsaturi omega-3: sono
l’acido alfa-linolenico (ALA), l’acido eicosapentaenoico (EPA) e il
docosaesaenoico (DHA). Anche questi acidi grassi partecipano alla formazione
degli eicosanoidi, ma a differenza di quelli ottenuti dagli acidi ω-6, gli eicosanoidi
derivanti dagli ω-3 hanno funzioni antinfiammatorie. Da questo ne deriva l’importanza di
equilibrare l’alimentazione allo scopo di avere un rapporto di ω-6: ω-3 pari a
4:1.
Quanti grassi bisogna assumere nella propria
alimentazione?
Il fabbisogno lipidico umano
giornaliero, in regimi alimentari normali, dovrebbe costituire il 30%
dell’apporto calorico nell’infanzia e adolescenza e il 25% nell’età adulta.
All’interno di questa percentuale
gli acidi grassi saturi non dovrebbero superare il 10% delle calorie totali,
relativamente agli acidi grassi insaturi, i monoinsaturi dovrebbero costituire
circa il 12-15% e i polinsaturi circa il 7-10%. Più precisamente l’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce che il rapporto PUFA/saturi deve essere
pari al 1,5; il fabbisogno per gli omega-6 è stimato intorno a 1,5 g/dì mentre
per gli omega-3 circa 0,5 g/dì.
La dieta chetogenica: un danno per l’organismo?
La dieta chetogenica si basa
su un'alimentazione ricca di proteine e lipidi e di una drastica riduzione di
carboidrati; in questo modo, quando i livelli di glucosio si abbassano oltre i
limiti raccomandati, il corpo sarà costretto ad prendere energia da altri
substrati, quali proteine e lipidi. Si percepisce, quindi, come lo scopo di questa
dieta sia quello di ottenere un considerevole calo ponderale in breve tempo,
riguardante prevalentemente la massa grassa e lasciando inalterata la massa
magra. Questi risultati molto spesso sono fuorvianti poiché si trascura il
fatto che un regime dietetico di questo genere porta a delle conseguenze.
Il nostro organismo necessita
di glucosio e qualora ne venisse a mancare, mette in atto dei processi
biochimici laboriosi e dispendiosi di energia che gli permettono di ottenere
glucosio a partire da altre fonti. La gluconeogesi,
ad esempio, è un processo che porta alla formazione di glucosio a partire da
alcuni aminoacidi. Questo processo, che assicura un apporto costante di energia
anche in condizioni di carenza di glucosio, costringe fegato e reni a lavorare
di più per eliminare l'azoto, il prodotto di scarto del catabolismo proteico, e
a lungo andare può determinare uricemia.
In ogni caso, tutto questo lavoro aumenta la quantità di calorie bruciate (effetto
termogenetico), stimola la secrezione di ormoni e la produzione di metaboliti
che favoriscono lo smaltimento del grasso e sopprimono l'appetito.
Così come per le proteine,
anche i grassi vengono utilizzati come fonte di energia. Ciò che si ottiene però
è anche la formazione dei corpi chetonici: acetone, acetoacetato e 3-idrossibutirrato.
Questi composti si formano a partire da due molecole di acetil-CoA poiché, in
mancanza di glucosio, la glicolisi (cioè il normale processo di produzione
dell’energia) non può avvenire. Di conseguenza l’organismo mette in atto il
catabolismo lipidico che porta sì alla produzione di energia, ma determina
anche un accumulo di Acetil-CoA.
I corpi chetonici vengono
prodotti normalmente in quantità minime che sono facilmente smaltibili
dall'organismo (in particolare dal rene e dai polmoni). Ma, se la produzione di
corpi chetonici diviene molto elevata il loro accumulo nel sangue, definito chetosi, abbassa il pH ematico con
conseguente acidosi metabolica (tipica, ad esempio, nei pazienti diabetici non
trattati). In casi estremi l'acidosi può portare al coma e persino alla morte.
I problemi sono inoltre aggravati se il soggetto svolge un'attività sportiva
intensa, che aumenta le richieste e l'ossidazione di glucosio da parte dell'organismo.
Proprio per questi motivi, la dieta chetogenica è sconsigliabile a lungo
termine. C’è anche da aggiungere che questo tipo di dieta è difficile da
sostenere, basta uscire di poco dagli schemi per rendere vani tutti gli sforzi.
A mio parere, uno
schema così restrittivo che, in fin dei conti, non educa ad un corretto stile
alimentare, non è la migliore strada da perseguire. Invece, una buona ed
equilibrata alimentazione, facendo attenzione alla quantità dei macronutrienti
e alla qualità nutrizionale è il miglior modo per mantenersi in salute e
prevenire numerosi scompensi o patologie. Con l’aiuto di un coach nutrizionale
si può raggiungere l’equilibrio facilmente, senza faticose restrizioni
caloriche o di nutrienti.
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